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  • Immagine del redattoreMarco Zanotti

L'ARRESTO DI ROKIA TRAORE A ROMA

Provo a fare il punto su una notizia e una vicenda spinosa e per lo più ignorata



Rokia Traore è stata arrestata giovedi 21 giugno scorso all’aeroporto di Fiumicino a Roma. La cantautrice, attrice, attivista maliana, ambasciatrice dell’ONU per i rifugiati (leggi la sua biografia dal sito del suo booking italiano o quella più completa in francese dal sito RFI) avrebbe dovuto esibirsi per un concerto al Tempio di Venere all’interno del parco archeologico del Colosseo, un evento intitolato “Venere in musica” e legato alla Festa della Musica, nel quale erano coinvolti anche il ministero della cultura e quello degli esteri italiani.


L’arresto è dovuto ad un capo d’accusa ancora pendente sul suo conto, legato ad una spinosa vicenda risalente al al 30 ottobre 2019 (leggi gli articoli di Repubblica, RFI e della Federazione di stampa africana), quando una sentenza del tribunale penale di Bruxelles dichiarò Rokia colpevole di “sequestro di persona, reclusione forzata e presa di ostaggi” nei confronti della sua figlia minore, allora di cinque anni.

L’ex-compagno e padre dei due figli di Rokia Jan Goossens (drammaturgo belga che è stato direttore artistico del Royal Flemish Theatre di Bruxelles, del festival di Marsiglia, del Dream City Festival di Tunisi ed è tutt'ora mission holder nel progetto Brussel 2030 per la candidatura di Bruxelles a capitale della cultura europea), aveva intrapreso una battaglia legale contro la ex-compagna, sulla base di dichiarazioni che giustificavano la presunta residenza in Belgio di madre e figlia, mentre Rokia ha sempre sostenuto che entrambe vivevano da anni stabilmente a Bamako, in Mali, con tanto di nazionalità, residenza e iscrizione alla scuola materna, tant'è che il padre andava regolarmente a visitare la figlia e la portava con sé in Europa per dei periodi.


Fatto sta che in Belgio il padre era riuscito ad ottenere l'affidamento esclusivo della figlia per sé, mentre il tribunale maliano aveva di contro decretato l'affidamento alla madre. La versione dei due ex-coniugi non coincide: da un lato Rokia accusa per due volte Goossens di abusi sessuali verso la figlia (accusa sempre respinta dai giudici europei), dall'altro il padre sostiene di essere stato vittima di una campagna mediatica e di aver proposto soluzioni sempre rifiutate dalla ex-partner.

Rokia venne arrestata una prima volta (e rilasciata poco dopo) nel novembre del 2019, nel contesto di una battaglia legale a tratti molto aspra tra i rispettivi avvocati (inizialmente era stata coinvolta perfino l'interpol) e invano sono valsi i tentativi di Rokia Traore di dimostrare in Europa la falsità delle accuse di sequestro di persona mosse dall’ex-compagno e di opporsi alla sentenza. Venne invitata a presentarsi in tribunale, con pochi giorni di preavviso e con modalità quanto meno arroganti, finchè riuscì a presentare ricorso presso la Corte d’Appello di Bruxelles ma il 10 marzo del 2020, proprio mentre si recava all’udienza, durante lo scalo all’aeroporto Roissy-Charles De-Gaulle di Parigi, viene arrestata e incarcerata a Fleury-Mérogis.


In carcere Rokia intraprende uno sciopero della fame, mentre nel mondo si diffondono petizioni come questa e questa per chiederne la scarcerazione, finchè il 25 marzo Rokia viene scarcerata su decisione della Corte d’Appello di Parigi che, valutando le sue condizioni psicofisiche, le aveva giudicate incompatibili con la sua detenzione, accordandole i domiciliari.

Mentre la procura francese ne rimanda l’estradizione in Belgio (apparentemente per problemi dovuti all’epidemia di Covid19 in corso), in maniera rocambolesca Rokia riesce a fuggire dalla Francia con un volo privato decollato dall’aeroporto di Le Bouget e a ricongiungersi con i figli a casa, in Mali, aggravando però in questo modo le accuse a suo carico per violazione di controllo giudiziario.


Nei giorni seguenti alla sua fuga in un post pubblicato su Instagram intitolato “non sono una terrorista” (p.s. attualmente tutti i suoi account sui social sono inattivi dopo essere stati hackerati e rimossi negli ultimi mesi) Rokia scrisse: “scoprire che la sospensione dei diritti civili, a causa delle iniziative contro il terrorismo internazionale, possa essere applicata anche ad un caso come il mio mi ha scioccata. Dovrei essere giudicata dalla giustizia maliana, visto che stiamo parlando della sicurezza e del benessere di una bambina maliana che vive in Mali”


A questo punto, confinata in Mali (e nel resto dei paesi africani, che si allineano alla posizione della giustizia maliana), oscillando tra i tentativi di far valere le sue ragioni e periodi di grosse difficoltà psicologiche, la sua carriera internazionale quale artista di punta nella “world-music” crolla inesorabilmente. Mentre nel mondo si moltiplicano le dimostrazioni di solidarietà alla sua causa e si aggiungono alla battaglia legale altre madri da ogni parte del mondo, vittime anch’esse insieme ai loro figli di un'errata applicazione della Convenzione dell'Aia del diritto di famiglia, Rokia si dedica, oltre che ai suoi figli, alla Fondation Passerelle, un luogo di cultura, arte e impegno civile, un centro attivo soprattutto in difesa dei diritti delle donne, da lei fondato nel 2009 e per il quale era stata insignita di un premio dall’ordine delle Arti e delle Lettere dal governo francese.


Il 18 ottobre 2023 il tribunale penale di Bruxelles ha condannato Rokia in contumacia a una pena detentiva di due anni, sempre con l'accusa di "mancata rappresentanza di un minore alla persona che ne ha la custodia”. Dopo pochi mesi, nel dicembre 2023, una possibile svolta: gli Stati Uniti le concedono finalmente un visto d'ingresso nel paese (di ben cinque anni!) a fronte di un’analisi approfondita dell’intera vicenda che la riguarda, chiedendole formalmente scusa e di fatto prendendo le distanze dalla sentenza del tribunale europeo, decretandone quindi la clamorosa erroneità.

Forse forte di questa apertura, Rokia era convinta che sarebbe potuta venire a cantare a Roma giovedi scorso. Non aveva mai più messo piede in Europa dal 2020, per via del mandato di cattura europeo.


L’anno scorso sono usciti il brano che io e Rokia abbiamo scritto insieme e il relativo videoclip che abbiamo girato a distanza, lei a Bamako, la Classica Orchestra Afrobeat in Italia.

Ci eravamo sentiti al telefono due giorni prima della sua partenza per Roma e lei sembrava tranquilla. Forse qualcuno le aveva garantito che sarebbe andato tutto bene?


In Italia, per ora tutto tace. Il ministero tace, l’interpol tace, l’organizzazione del festival in cui avrebbe dovuto esibirsi ha emesso un comunicato telegrafico piuttosto imbarazzante secondo il quale il concerto veniva annullato per “indisposizione dell’artista”. L’unica notizia uscita sulla stampa italiana è per ora quella sul Manifesto online, a firma di Marco Boccitto, ribattuta con parecchie imperfezioni da Rolling Stones.

In Africa si denuncia il caso (ad esempio qui, qui e qui) mentre in Francia con qualche giorno di ritardo si comincia a parlare del caso (ad esempio qui, qui e qui), soprattutto citando la dichiarazione dell’avvocato dell'accusa (cioè l'ex compagno di Rokia), Sven Mary: ”Jan Goossens negli ultimi anni, con molta regolarità, (...) ha proposto a Rokia Traoré di concludere un nuovo accordo familiare convalidato dai tribunali maliano e belga, per sfuggire a questo incubo e garantire alla figlia un futuro con entrambi genitori ma lei ha rifiutato tutti questi tentativi di soluzione”.


Rokia si trova ora nel carcere di Civitavecchia e sembra che l'ambasciatore maliano in Italia stia cercando di farle ottenere i domiciliari, nell'attesa che un giudice si pronunci sulla estradizione in Belgio.


Voglio e vogliamo (noi della Classica Orchestra Afrobeat) esprimere tutta la solidarietà e la vicinanza a questa persona perseguitata da una vicenda giudiziaria che, a mio parere, puzza tanto di patriarcato e colonialismo.


Nel 2020, dopo l'arresto in Francia, il collaboratore di Rokia Felwine Sarr scrisse questo [fonte]:


"Questa questione, anche se privata e che dovrebbe rimanere tale, è diventata politica e riflette lo stato delle relazioni politiche, giuridiche e simboliche tra l’Africa e il resto del mondo.

La violenza fisica e soprattutto simbolica esercitata dalla giustizia belga contro Rokia Traoré dice questo: il tuo nome può essere anche Rokia Traoré, puoi essere un'artista di eccezionale qualità, riconosciuta in tutto il mondo, ma se ti metti in una controversia con un nostro cittadino, noi abbiamo i mezzi, in spregio alla tua dignità, per gettarti in prigione e trattarti come il criminale più infimo, mettendo in moto il nostro apparato giuridico-repressivo. Perché, diciamo la verità: in fondo sei solo africana. Proveniente da una regione del mondo a basso potere economico, politico e quindi simbolico. In questo caso è stata presa una decisione del tribunale del Mali che ha affidato la custodia della bambina a Rokia Traoré e ha concesso diritti di visita, da definire, al padre. Apparentemente questa decisione non ha alcun peso sulla scena internazionale. Inoltre, per la maggior parte delle coppie miste, le donne africane spesso perdono i diritti genitoriali a seguito di controversie post-unione. Sono dati statistici e strutturali. Ciò vale anche per gli uomini, purchè siano africani.


Rokia Traoré si trova nell'intersezione tra diverse vulnerabilità, quella di essere una donna, africana, che afferma di essere libera, forte e indipendente. [...] Questo caso ci preoccupa perché ci ricorda la nostra condizione incerta e vulnerabile, chiunque noi siamo, di fronte alla giustizia nei paesi del Nord. Immaginiamo la situazione opposta: una grande star belga che ha una lite post-unione con un maliano e si ritrova imprigionato in Mali, è semplicemente impensabile. La sua ambasciata si sarebbe mobilitata, lo avrebbe difeso e, indipendentemente dalla legge maliana, lo avrebbe tirato fuori dai guai.

Veniamo da Paesi incapaci di difendere l'integrità fisica e morale dei propri cittadini quando questa viene violata in altre latitudini. Da paesi le cui decisioni giudiziarie non hanno peso e soprattutto che, nell'economia del contenzioso, vedono i diritti dei propri cittadini spesso ignorati, addirittura dileggiati.

Succede che i nostri diplomatici, nonostante la loro immunità, vengono maltrattati all'estero, i migranti respinti vengono bloccati come comuni pacchi, nel silenzio più totale. Ogni genere di umiliazione viene inflitta ai nostri connazionali in tutto il mondo, senza riguardo per i loro diritti e la loro dignità.


Rokia Traoré, più che un'artista, è una figura di forza, coraggio e dignità per milioni di giovani donne africane. Una carriera e una voce come la sua, le ha costruite con abnegazione, abilità e duro lavoro. Chiunque la conosca conosce le sue eccezionali qualità morali. Non lasciamo che indeboliscano questo simbolo."




Dalla petizione per la scarcerazione di Rokia del marzo 2020 del Collectif des Mères Veilleuses, un gruppo di madri single del Belgio:


La storia di RokiaTraoré dimostra le disfunzioni della giustizia belga nei confronti delle madri sole. Queste disfunzioni sono tanto più discriminanti quando la madre è di origine extracomunitaria, cioè “razzializzata”. La storia della signora Traoré dimostra infatti che un padre assente, che non contribuisce finanziariamente ai bisogni del bambino, conserva i suoi diritti genitoriali. Egli può in qualsiasi momento rivolgersi al tribunale e far allontanare il bambino dalla persona che si è assunta tutti i doveri affettivi, educativi e finanziari nei confronti del bambino. Inoltre, è un'aberrazione che la signora Traoré subisca quello che viene chiamato "Mother Shaming" da parte della giustizia belga perché ha una carriera internazionale come artista.


La storia della signora Traoré mostra come le madri vengono prese di mira: la loro testimonianza viene messa in discussione, finché i figli non riescono, un giorno, a esprimersi su fatti gravi come la violenza o la violenza sessuale che hanno subito. La giustizia dovrebbe proteggere le vittime. In caso di dubbio, il sistema giudiziario dovrebbe, prima di incarcerare la madre, indagare e prendere accordi per proteggere i bambini. La reclusione è un trauma non solo per la madre ma anche per il bambino.

La giustizia belga resta estremamente sessista.

E si può legittimamente porre anche la questione del razzismo. La decisione del tribunale sarebbe stata la stessa se il padre non fosse stato belga e la madre non fosse stata africana?







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[English]




THE ARREST OF ROKIA TRAORE IN ROME


I try to take stock of a piece of news and a thorny and mostly ignored story



Rokia Traore was arrested on Thursday 21 June at Fiumicino airport in Rome. The Malian singer-songwriter, actress, activist, UN ambassador for refugees (read her biography from the RFI site) was supposed to perform a concert at the Temple of Venus inside the archaeological park of the Colosseum, an event entitled "Venus in music" in which the Italian ministries of culture and foreign affairs were also involved.


The arrest is due to a charge still pending against her, linked to a thorny affair dating back to 30 October 2019 (read the articles of La Repubblica, RFI and the African Press Federation), when a sentence from the criminal court of Brussels found Rokia guilty of “kidnapping, forcible confinement and hostage-taking” against her youngest daughter, then aged five.


Rokia's ex-partner and father of their two children Jan Goossens (Belgian playwright who has been artistic director of the Royal Flemish Theater in Brussels, of the Marseille festival, of the Dream City Festival in Tunis and is actual mission holder in the Brussel project 2030 for Brussels' candidacy as European capital of culture), had undertaken a legal battle against his ex-partner, on the basis of declarations justifying the alleged residence in Belgium of mother and daughter, while Rokia has always maintained that they had both lived for years permanently in Bamako, Mali, with nationality, residence and enrollment in nursery school, so much so that the father regularly went to visit his daughter and took her with him to Europe for periods.


The fact is that in Belgium the father had managed to obtain the exclusive custody of his daughter for himself, while the Malian court had on the other hand decreed it had to be on behalf of the mother. The versions of the two ex-partners do not coincide: on the one hand Rokia twice accused Goossens of sexual abuse towards his daughter (an accusation that has always been rejected by the European judges), on the other the father claims to have been the victim of a media campaign and of having proposed solutions that were always rejected by the ex-partner.


Rokia was arrested for the first time (and released shortly after) in France in November 2019, in the context of an at times very bitter legal battle between the respective lawyers (initially even Interpol was involved) and her attempts were in vain to demonstrate in Europe that the kidnapping accusations made by her ex-partner are false. She was invited to appear in court, with a few days' notice, until she managed to appeal to the Brussels Court of Appeal but on 10 March 2020, just as she was going to the hearing, during the stopover at Roissy-Charles De-Gaulle airport in Paris, she was arrested and imprisoned in Fleury-Mérogis.


In prison, Rokia went on a hunger strike, while petitions like this and this spread around the world asking for her release, until on March 25, Rokia was released following a decision by the Paris Court of Appeal which, having assessed her psychophysical conditions, had deemed them incompatible with her detention, granting her house arrest.


While the French prosecutor's office postpones her extradition to Belgium (apparently due to problems due to the ongoing Covid19 epidemic), in a daring manner Rokia manages to escape from France on a private flight from Le Bouget airport and reunite with her children at home, in Mali, thus aggravating the charges against him for violation of judicial control.


In the days following her escape in a post published on Instagram titled “I am not a terrorist” (p.s. currently all her social media accounts are inactive after being hacked and removed in recent months) Rokia wrote: “discovering that the suspension of civil rights, due to initiatives against international terrorism, can also be applied to a case like mine shocked me. I should be judged by Malian justice, since we are talking about the safety and well-being of a Malian child living in Mali."


At this point, confined in Mali (and in the rest of the African countries, which align with the position of Malian justice), oscillating between attempts to assert her reasons and periods of great psychological difficulties, her international career as a leading artist in “world music” it collapses inexorably. While demonstrations of solidarity with her cause multiply throughout the world and other mothers from all over the world join the legal battle, also victims along with their children of an incorrect application of the Hague Family Law Convention, Rokia dedicates herself, as well as to her children, to the Fondation Passerelle, a place of culture, art and civil commitment, a center active above all in defense of women's rights, which she had founded in 2009 and for which she was awarded a prize from the Order of Arts and Letters by the French government.


On 18 October 2023, the Brussels Criminal Court sentenced Rokia in absentia to a two-year prison sentence, again on charges of "failure to represent a minor to the person having custody". After a few months, in December 2023, a possible turning point: the United States finally grants her an entry visa to the country (for a good five years!) following an in-depth analysis of the entire affair that concerns her, formally apologizing to her and effectively distancing itself from the ruling of the European court, thus decreeing its sensational erroneousness.


Perhaps thanks to this openness, Rokia was convinced that she could come and sing in Rome last Thursday. She had never set foot in Europe since 2020, due to the European arrest warrant.


Last year, the song that Rokia and I wrote together and the related videoclip that we shot remotely, she in Bamako, the Classica Orchestra Afrobeat in Italy, were released.

We had chatted on the phone two days before her departure to Rome and she seemed calm. Maybe someone had assured her that everything would be fine?


In Italy, for now, everything is silent. The ministry is silent, Interpol is silent, the organization of the festival where she was supposed to perform issued a rather embarrassing telegraphic statement according to which the concert was canceled due to "indisposition of the artist". The only news published in the Italian press for now is the one in the online version of Il Manifesto, signed by Marco Boccitto, replied with several imperfections by Rolling Stones-Italy.


In Africa the case is reported (for example here, here and here) while in France with a few days delay the case begins to be talked about (for example here, here and here), mostly quoting the statement of the prosecution lawyer ( i.e. Rokia's ex-partner), Sven Mary: "Jan Goossens in recent years, very regularly, (...) has proposed to Rokia Traoré to conclude a new family agreement validated by the Malian and Belgian courts, to escape this nightmare and guarantee her daughter a future with both parents but she has rejected all these attempts."


Rokia is now in Civitavecchia prison and it seems that the Malian ambassador to Italy is trying to get her under house arrest, while waiting for a judge to rule on her extradition to Belgium.


I want (also on behalf of the Classica Orchestra Afrobeat) to express all our solidarity and closeness to this person persecuted by a legal case which, in my opinion, reeks of patriarchy and colonialism.


In 2020, after her arrest in France, Rokia's collaborator Felwine Sarr wrote this:

"This issue, although it’s private and should remain so, has become political and reflects the state of political, legal and symbolic relations between Africa and the rest of the world.


The physical and above all symbolic violence exercised by Belgian justice against Rokia Traoré says this: your name can also be Rokia Traoré, you can be an artist of exceptional quality, recognized throughout the world, but if you get into a dispute with one of our citizen, we have the means, in contempt of your dignity, to throw you in prison and treat you like the lowest criminal, setting in motion our juridical-repressive apparatus. Because, let's be honest: after all, you're just African. You come from a region of the world with low economic, political and therefore symbolic power. In this case, a decision was made by the Malian court which entrusted custody of the child to Rokia Traoré and granted visitation rights, to be defined, to her father. Apparently this decision has no weight on the international scene. Additionally, for most mixed-sex couples, African women often lose parental rights as a result of post-union disputes. They are statistical and structural data. This also applies to men, as long as they are African.


Rokia Traoré finds herself at the intersection of several vulnerabilities, that of being a woman, African, who claims to be free, strong and independent. [...] This case worries us because it reminds us of our uncertain and vulnerable condition, whoever we are, in the face of justice in Northern countries. Imagine the opposite situation: a major Belgian star having a post-marriage argument with a Malian person and finding himself imprisoned in Mali, it’s simply unthinkable. Her embassy would have mobilized, defended him and, regardless of Malian law, would have gotten him out of trouble.


We come from countries incapable of defending the physical and moral integrity of their citizens when this is violated in other latitudes. From countries whose judicial decisions have no weight and above all which, in the economy of litigation, see the rights of their citizens often ignored, even mocked.


It happens that our diplomats, despite their immunity, are mistreated abroad, rejected migrants are blocked like ordinary parcels, in total silence. Every kind of humiliation is inflicted on our fellow countrymen around the world, without regard for their rights and dignity.


Rokia Traoré, more than an artist, is a figure of strength, courage and dignity for millions of young African women. She built a career with dedication, skill and hard work. Anyone who knows her knows her exceptional moral qualities. Let's not let them weaken this symbol."



From the March 2020 petition for Rokia's release from the Collectif des Mères Veilleuses, a group of single mothers in Belgium:


The story of Rokia Traoré demonstrates the dysfunctions of Belgian justice towards single mothers. These dysfunctions are even more discriminating when her mother is of non-EU origin, that is, "racialized". Indeed, Ms Traoré's story demonstrates that an absent father, who does not contribute financially to the child's needs, retains his parental rights. He can at any time go to court and have the child removed from the person who has assumed all the emotional, educational and financial duties towards the child. Furthermore, it is an aberration that Ms Traoré suffers what is called "Mother Shaming" by Belgian justice because of her international career as an artist.


Ms Traoré's story shows how mothers are targeted: their testimony is questioned, until one day their children are unable to express themselves about serious facts such as the violence or sexual violence they have suffered. Justice should protect victims. If in doubt, the justice system should, before incarcerating the mother, investigate and make arrangements to protect the children. Imprisonment is a trauma not only for the mother but also for the child. Belgian justice remains extremely sexist.


And the question of racism can also legitimately be raised. Would the court's decision have been the same if the father had not been Belgian and the mother had not been African?












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