FELA, QUESTA BASTARDA DI UNA VITA

Cronache dalla biografia autorizzata di Fela Anikulapo Kuti

Lettura con dj-set

Da un'idea di Marco Zanotti, con la collaborazione di FedericoF

 

Le parole del Black President pan-africano sono taglienti come coltelli e immortali, uno schiaffo a tutti i soprusi, le ingiustizie e la corruzione non solo dell’Africa ma del mondo intero.

Grazie al prezioso scritto di Carlos Moore datato 1982, edito in Italia da Arcana nel 2012 il messaggio di Fela Kuti è più vivo che mai.

 

Marco Zanotti, curatore e traduttore dell’edizione italiana di FELA QUESTA BASTARDA DI UNA VITA, presenta un estratto dei testi più significativi, accompagnato dal dj FedericoF. Si tratta di un viaggio sia musicale che storico-politico, attorno all’arte e alla militanza di un uomo intrinsecamente ribelle, che ha cambiato per sempre il senso della musica, sia essa africana o no.

IL LIBRO

 

Carlos Moore, “Fela, questa bastarda di una vita”

(Arcana edizioni, 2012)

prefazione: Gilberto Gil

prologo: Mauro Zanda

traduzione e schede di approfondimento: Marco Zanotti

 

Fela è scomodo, scioccante, fonte di ispirazione. Le sue vulcaniche esibizioni dal vivo, la musica travolgente e lo stile di vita anti-convenzionale gli sono valsi un seguito di pubblico internazionale.

Ma allo stesso tempo esperienze terribili: prigioni aberranti, punizioni fisiche da parte della polizia, un attacco brutale ad opera di mille militari che misero a fuoco e fiamme la sua casa, violentando le sue moglie e uccidendo sua madre. Venne costantemente assediato dai mass-media. 

Ma chi era davvero questo uomo che con la stessa facilità scatenava l'ira dei governi africani e otteneva fedeltà incondizionata dalle fasce marginali della popolazione di un continente intero?

Raccontata per lo più con le sue stesse parole "FELA, questa bastarda di una vita" è l'avvincente storia della vita tumultuosa di Fela Anikulapo Kuti. Per la prima volta parlano anche molte delle sue 27 mogli. Scritto nel 1981, questo documento seminale viene finalmente riscoperto in tutto il mondo e nella versione italiana aggiornato e arricchito da 15 schede di approfondimento musicale con la traduzione dei testi più significativi. 

Sul finire degli anni '60 il Black President modella la sua musica fondendo ritmi africani e estetiche occidentali mentre dalla sua autoproclamata Repubblica di Kalakuta scaglia le sue liriche incendiarie contro il neocolonialismo, l'assenza di libertà e la corruzione imperante. Un viaggio emozionante nell'anima di un coraggioso pan-africanista che alle molteplici forze che lo opprimevano ha risposto con la sua musica immortale.

Molte opere in futuro verranno consacrate a Fela Kuti ma di certo Questa Bastarda di una Vita resterà immutabilmente l'unica opera che è ritratto genuino del suo vero volto. Fonte primaria universalmente riconosciuta su Fela, questa biografia autorizzata è eterna tanto quanto il suo soggetto.

CARLOS MOORE

È nato e cresciuto a Cuba ma, a causa della sua opposizione alle politiche razziali del regime di Castro, venne esiliato dalla sua terra per tre decenni.

Coinvolto nella fase iniziale del Festival delle Arti e delle Culture Nere del 1977 (FESTAC), lavorò a Lagos, Nigeria, dove conobbe Fela. Dopo anni di amicizia, nel 1981 Fela acconsentì alla stesura della biografia a cura di Moore.

 

È titolare di due dottorati in Scienze Umane ed Etnologia presso l’Università di Parigi-7 ed è ricercatore onorario dell’Università delle West Indies di Kingston, Giamaica. Dal 2000 vive in Brasile con la sua famiglia.

www.drcarlosmoore.com

MARCO ZANOTTI

Musicista e didatta attivo nel panorama musicale italiano e internazionale. Ha collaborato e suona con numerosi artisti nel campo della world music, in particolare della musica popolare africana, afro-americana e sudamericana. Dirige la Classica Orchestra Afrobeat (www.classicafrobeat.com), porta avanti da anni un sodalizio musicale con il flautista Fabio Mina e con il trio Mothraモスラ, con il quale sta portando in tour lo spettacolo teatrale “Lettere a Nour” di Rachid Benzine. E’ inoltra attivo con la band italo-argentina Del Barrio, nel progetto Cumbia Poder del cantante colombiano Carlos Forero e con il quartetto di choro Regional Matuto. Collabora con artisti quali Elio Camalle, Patrick Ruffino, Njamy Sitson, Baba Sissoko e con il coreografo Roberto Castello. Sono in produzione due lavori a proprio nome: Cucoma Combo e Reflexio.

 

Oltre ad aver tradotto Fela This Bitch of a Life, ha redatto le 14 schede di approfondimento musicale con traduzione dei testi più significativi, inserite nel l'edizione italiana del libro.

Estratto dalla prefazione

a cura di GILBERTO GIL

 

L'Africa, con i suoi tanti popoli e le sue tante culture, è il continente in cui il destino tragico che ha segnato il genere umano si presenta a noi con la sua maschera al tempo stesso più bella e più orrenda. Terra madre e matrice, terra che custodisce le radici dell'uomo, del suo corpo e della sua anima, l'Africa è la culla di tutti noi ma allo stesso tempo il più disprezzato, il più ferito, il più diseredato dei continenti. La civiltà umana vi ha cercato in lungo e in largo immense ricchezze materiali e simboliche ma è proprio lì, in Africa, che si trova la fame più grande della storia del mondo, fame di pane e di giustizia.

In questo scenario è emerso e si è battuto il più recente dei geni africani. Colui che nel sapere, nell'arte, nella politica, nelle abbondanti manifestazioni di vigore e di amore per la vita è riuscito a raschiare via la crosta perversa che sottende alla marginalizzazione del diverso da sé, colui che è riuscito a gridare e a far sentire il suo grido in tutti gli angoli della terra. Fela Anikulapo-Kuti, lui è stato il genio, l'eroe africano contemporaneo che ha incarnato questa dimensione tragica dell'Africa.

Ho avuto il privilegio di incontrare Fela nella sua comune, in una zona molto animata di Lagos, nel 1977 durante il Festival Internazionale delle Arti e delle Culture Africane e Nere (FESTAC). Quella stessa sera era lì in visita anche il grande Stevie Wonder. 

Profondamente lacerato dalla contraddizione di negare una eredità di sottomissione e affermare un nuovo destino di libertà per la sua terra e la sua gente, Fela ha prodotto un'opera di respiro incomparabile nell'ambito della musica internazionale del ciclo cosmopolita e cosmopolitico della seconda metà del ventesimo secolo.

La sua visione apocalittica, rivelatrice dei soprusi e delle barriere da abbattere, alimentava il fuoco della sua ribellione messianica. Il canto inebriante del lamento della diaspora Nera degli schiavi deportati lo stregava e lo riconduceva ad un suo proprio disperato senso di emarginazione in un'Africa ogni giorno più usurpata dall'imperativo neo-coloniale. In bilico tra la coscienza di un futuro universale inevitabile per l'umanità e la coscienza della palese minaccia di negare all'Africa un posto in tale futuro, determinato a riscattare, per il suo popolo e per il mondo intero, il ruolo di insegnamento della tradizione tribale nella costruzione di una possibile tribù globale, infine armato di quel sassofono che lo rimandava agli antenati pastori e guerrieri, Fela ha dato una scossa e fatto ballare, nella furia delle sue improvvisazioni musicali e poetiche, tutto il quartiere, tutta Lagos, tutta la collina, tutta la bidonville, tutte le shantitown del pianeta Nero.